Da Brindisi a Marina di Leuca

km 133

Brindisi _ San Cataldo: Si lascia Brindisi percorrendo la parte sud della circonvallazione, che consente di osservare la recente crescita edilizia della città, dovuta in buona parte alla localizzazione dell'industria petrolchimica (oggi piuttosto in crisi), di cui si possono vedere gli impianti sulla destra. Sempre sulla sinistra si possono vedere i resti di un tentativo di costruzione di una contestata centrale nucleare. Si procede verso sud-est, in direzione Lecce (che si puo' ragginugere rapidamente con la superstrada, attraverso un paesaggio rurale denso di culture mediterranee), e si esce al primo svincolo (Tuturano), per arrivare subito al mare. Si può così osservare un paesaggio litoraneo molto attrattivo, ma talora deturpato da irrazionali insediamenti turistici. E', questo, un fatto purtroppo molto ricorrente, che dimostra la scarsa attenzione nei confronti dei valori paesaggistici. Dopo Casalabate (sulla litoranea che seguiremo fino al termine dell'itinerario) conviene fare una deviazione di 5km in direzione Squinzano, per visitare la notevole abbazia romanica di S.Maria di Cerrate, suggestivamente isolata. Si riprende in direzione San Cataldo, la spiaggia di Lecce. Il terreno, prima intensamente coltivato a vigneto, mostra ampie zone di seminativo e di'incolto. Sulla litoranea da San Cataldo in poi d'estate si piazzano molti sound system per fare dancehall, stay tuned!!

San Cataldo_Marina di Leuca: Da San Cataldo un rettilineo di una dozzina di chilometri ci può portare rapidamente a Lecce, la "Firenze del barocco". Procedendo verso sud-ovest, ne primo tratto una fitta pineta nasconde il mare. E' una delle poche oasi di verde, perchè il Salento è poverissimo di boschi e i pochi esistenti sono dovuti quasi tutto all'intervento umano. Si costeggia quindi l'interessante riserva naturale delle Cesine, una zona umida che si estende alla nostra sinistra per circa 620 ettari, residuo delle vaste paludi che nel secolo scorso caratterizzavano gran parte delle coste salentine. Ben presto la strada ci porta nuovamente a lambire la costa, dove le spiagge sabbiose, con dune ammantate di pini e residui di macchia mediterranea, si alternano a sequenze di scogli erosi e scavati dalle onde. Il terreno è prevalentemente povero, nudo e lasciato incolto. Sino a trent'anni fa l'attività fondamentale delle cittadine costiere era la pesca, ma poi è esploso il turismo balneare che ha sconvolto la fisionomia di questi villaggi di pescatori, coinvolti in una crescita edilizia frenetica e disordinata (come a Torre Specchia, Roca, Torre dell'Orso). Il paesaggio muta decisamente nel comprensorio della bonifica dei bacini Alimini Grande (in comunicazione con il mare)e Alimini Piccolo (detto anche Le Fontanelle per le polle sorgive che lo alimentano). Qui si è riusciti a proporre una forte umanizzazione del paesaggio. Si possono osservare, seppur a livello elementare, un'integrazione tra attività peschereccia e agricoltura: i prodotti sono venduti direttamente, spesso adattando parte della casa colonica a trattoria. Poco prima i arrivare agli Alimini si possono notare il Villaggio Valtur, e il grande Campeggio di Frassanito, una delle  prime iniziative del genere, che pero' portano ad una privatizzazione della costa, a volte proprio dei tratti più belli.  A Otranto, città nota fra l'altro anche per la sua Cattedrale e per il suo castello Aragonese, si scende fino a Porto Badisco, attraverso un nudo paesaggio calcareo di una bellezza incolta e aspra. Superiamo la sporgenza di Capo d'Otranto (il punto più orientale d'Italia), ben visibile a sinistra, che scende ripido sul mare con selvagge scogliere. Lo sguardo è sempre sulla costa e dal mare che la incide e vi penetra, grazie anche a piccole vallette semisommerse. e' il caso del piccolo Porto Badisco, coinvolto però nel movimento turistico. Tutto il paesaggio è scarsissimo di verde, con rocce affioranti, per trovare i primi Pini d'Aleppo si deve raggiungere Santa Cesarea Terme, che s'affaccia a strapiombo sul mare, ove defluiscono con evidenza le acque delle quattro sorgenti termali.  Si continua verso sud, procedendo a mezza costa. Alcune volte però, la strada si inerpica fin sul ciglio del ripiano calcareo, oppure bruscamente sul mare, consentendoci si vedere il paesaggio interno, oppure ci porta fino a lambire le acque, attratta da fenomeni o da insediamenti.  E' il caso della grotta romanelli, , che ha dato resti preistorici, purtroppo non aperta al pubblico, e della grotta Zinzulusa, anch'essa scavata dal mare, di estremo interesse.  Seguendo poi la costa di enorme bellezza, si giunge a S.Maria di Leuca. Qui, ed esattamente a Punta Meliso, l'Adriatico si confonde con lo Ionio, e davanti a noi è Punta Ristola, l'estremità meridionale della Puglia.


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